La danza del ragno: il valore simbolico del morso della tarantola “lycosa tarentula”

La taranta del Tarantismo è stata identificata con la specie di ragno oggi designata come lycosa tarentula. Gli aspetti caratteristici di questa specie,  ragno peloso scuro  e di grosse dimensioni, richiama l’immagine della “potenza del morso” che scatena reazioni emotive altrettanto intense. Rispetto alle credenze originali sul fenomeno che riconducevano lo stato dei “tarantati” all’effettivo morso dell’animale, tutto si può ricondurre ad una dimensione mitico-rituale  dove ragno, morso e veleno acquistano un valore simbolico dei mali dell’inconscio: la configurazione di deflusso e risoluzione di conflitti psichici irrisoluti che ” rimordono”. Il morso non è reale ma è interno  che torna in modo ciclico  finchè non avviene il rinnovamento e quindi la risoluzione. Il fenomeno prevalentemente femminile e il suo rito ciclico era legato alla tradizione contadina dove maggiormente erano impiegate le donne principalmente nella raccolta e si riferiva soprattutto ai cicli stagionali del raccolto nella stagione calda dove più si palesavano questa specie di ragni. Oltre al legame simbolico tra stato conscio di oscurantismo, peso dell’anima, pulsioni inconsce con l’aspetto del ragno, anche la danza nel rito curativo ne descrive i tratti e ne riproduce il fenomeno di liberazione. Per vincere e liberarsi dalla taranta è necessario mimarla e assecondarla fino a schiacciarla e scacciarla definitivamente. Al ritmo della musica bisogna “farsi ragno e danzare col ragno”: il rito curativo tradizionale osservato infatti vede una fase iniziale di posizione del tarantato al suolo, mimando appunto le movenze del ragno, man mano riprende la propria naturale postura  in piedi,  in questa fase cerca di scacciarlo calpestandolo e arginandolo: questo momento si legge nei movimenti del continuo e incessante battere dei piedi a terra tipico della danza, un ritmo quasi violento, la definizione di un percorso circolare, inseguendo e sfuggendo il ragno e i movimenti  scaricatori e idoleggianti di braccia e mani spesso accompagnati da nastri o stoffe colorati legati al ragno artefice del  morso, cioè ai colori dei mali dell’anima.

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I primi passi della tarantella: le origini

La tarantella  è la forma musicale e di ballo  “non colta” del Centro-Sud italia. Il nome deriva da “taranta” termine dialettale delle regioni meridionali per designare la tarantola o Lycosa tarentula, un ragno velenoso diffuso in Europa meridionale. Il ballo nasce come credenza terapeutica del morso della tarantola, ha origini contadine perciò “non colte”. Il fenomeno del “tarantismo” , nel simbolismo magico-religioso della tradizione contadina di queste terre, risale al medioevo protrattosi fino al ‘700 e oltre in stretto legame soprattutto con la regione salentina della Puglia. Il valore della taranta che morde e avvelena e della musica, della danza e dei colori che liberano da questo morso è strettamente legato ad un costume religioso mitico-rituale tipico delle realtà popolari del sud Italia. Un esorcismo musicale che ha sicuramente contaminazioni storiche, infatti è ricollegabile alla catartica musicale praticata in tutta la Grecia e teorizzata dal pitagorismo che proprio in queste terre vede i suoi giorni: le tarantate ricordavano menadi, baccanti, coribanti e quant’altro nel mondo antico partecipava ad una vita religiosa percossa dalla “mania” e dalla “superstizione”.

La danza che salva e libera.

La danza popolare del sud Italia è stata oggetto di studio di numerosi antropologi. Nella pratica della danza della famiglia della “tarantella” tutto si svolge come un rito. Il rito della “guarigione” che leggiamo nella tradizione del “tarantismo”. Il rito della festa, nei balli dedicati propriamente ad occasioni di festa come i matrimoni o feste patronali come la tarantella napoletana, calabrese e cilentana. Il rito della semina o della raccolta che si ripropone in alcuni gesti gesti della tarantella cilentana e anche della tammurtiata partenopea. Questi sono tutti segni di un processo che libera attraverso la danza, un rito che salva. Una condizione non esclude l’altra: come scriveva Fromm : “non si è salvi se non si è liberi”.

Le danze che raccontano la storia

La storia non è solo parola scritta oppure memoria tramandata oralmente, vi sono dei gesti che ne portano impressi i segni. In molte movenze delle danze popolari vi è traccia della storia, della contaminazione dei popoli tra essi che anche senza parlare si sono imitati reciprocamente e si sono raccontati. Nelle danze popolari del sud Italia sono molte le movenze che richiamano alla Magna Grecia, molte posizione ritrovate in sculture che raffigurano gli uomini di quei tempi le ritroviamo nelle movenze di alcune danze. Uno stile che ha superato i tempi ed è divenuto specchio di origini lontane. la tarantella cilentana o la tammurriata o la pizzica nel loro ruolo di assolvere al rito della festa che rievoca le feste di contadini rimarcano un legame con la terra molto evidente: le movenze delle mani simulano i gesti della semina e della raccolta. Molti vezzi gestuali della pizzica salentina evidenziano la contaminazione col mondo arabo e con la vicina Grecia. Questo è solo un assaggio di ciò che racchiude il mondo del popolare dove non vi sono tecniche ma nessun gesto è lasciato al caso.

Danza nel Cerchio della Terra

La danza popolare rappresenta la terra, la batte, le ruota intorno. Non vi sono regole ma solo espressione di un sentimento che si fa cultura.  Nelle danze Popolari del sud Italia e del mondo la costante che risalta agli occhi è quella del “cerchio”, il movimento circolare, la “ronda” è una pratica regolare che accompagna il ballo singolo o di gruppo. Vi è un significato sottinteso in questa costante: la vita è essa stessa un cerchio che si apre con la nascita, si percorre con la vita e si chiude con la morte, in un senso ordinato e logico, un senso orario da orologio. Nelle danza popolare questo cerchio si percorre in senso antiorario,  nella sua funzione rituale di festa esprime il suo senso di andare contro il tempo del cerchio della vita: esprime il suo voler essere libero ed eterno antiorario alla morte.